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Cosa sono le analisi olfattometriche e come misurano le emissioni odorigene
In sintesi
Le analisi olfattometriche permettono di misurare la componente odorigena di un’emissione e di trasformare una percezione soggettiva in un dato tecnico. Sono impiegate quando un impianto può generare odori avvertibili all’esterno, quando occorre verificare un sistema di abbattimento o quando l’autorità richiede una valutazione dell’impatto sui recettori.
La prova di riferimento è l’olfattometria dinamica prevista dalla UNI EN 13725:2022, che determina la concentrazione di odore di un campione gassoso e, insieme alla misura della portata, consente di calcolare il rateo di emissione odorigena. Per comprendere origine, diffusione e possibile molestia è spesso necessario integrarla con campionamento, analisi chimiche, dati meteorologici e modellistica.
Cosa sono le analisi olfattometriche e a cosa servono
Le analisi olfattometriche sono prove sensoriali eseguite su campioni di aria prelevati da sorgenti potenzialmente odorigene. Il campione viene presentato, dopo diluizione con aria neutra, a un panel di esaminatori selezionati. L’obiettivo è determinare il fattore di diluizione necessario affinché l’odore raggiunga la soglia di percezione del gruppo. Il risultato è espresso in unità odorimetriche europee per metro cubo, ouE/m³.Un valore elevato indica che il campione viene già percepito a diluizioni molto elevate ed è un segnale d’allarme per una potenziale molestia olfattiva. Il dato descrive la concentrazione di odore della miscela, ma non identifica i singoli composti e non esprime direttamente quanto l’odore sia sgradevole.
Le analisi chimiche permettono di individuare e quantificare specifici composti; l’olfattometria valuta invece la risposta sensoriale alla miscela nel suo complesso. I due approcci rispondono a domande diverse e possono essere utilizzati insieme. In ambito industriale, le analisi olfattometriche servono a caratterizzare le sorgenti, confrontare diverse fasi di processo e misurare l’efficienza di sistemi di abbattimento come biofiltri, scrubber o carboni attivi. Il confronto tra campioni prelevati a monte e a valle permette di verificare se il trattamento riduce la concentrazione o la portata di odore.
Moltiplicando la concentrazione di odore per la portata volumetrica dell’effluente si ottiene il rateo di emissione odorigena, indicato come OER ed espresso in ouE/s. Il parametro rappresenta la quantità complessiva di odore emessa nel tempo ed è uno degli input dei modelli di dispersione atmosferica.
Quando è necessario eseguire un’analisi olfattometrica sulle emissioni odorigene
Un’analisi olfattometrica può essere richiesta durante il rilascio, il rinnovo o il riesame di un’autorizzazione ambientale, soprattutto per attività con potenziale impatto odorigeno. Può inoltre essere prevista da prescrizioni regionali, dall’AUA, dall’AIA o dagli indirizzi applicativi dell’articolo 272-bis del D.Lgs. 152/2006. La prova è utile anche prima dell’avvio di un nuovo impianto o di una modifica significativa. In questi casi, permette di caratterizzare le sorgenti, costruire uno scenario emissivo e verificare attraverso la modellistica le possibili ricadute presso abitazioni, scuole, strutture sanitarie.
Negli impianti in esercizio, l’indagine può essere attivata in seguito a segnalazioni ricorrenti, variazioni del processo o anomalie nei sistemi di trattamento. Non è però sufficiente prelevare un campione in una condizione qualsiasi: la campagna deve rappresentare le fasi produttive e i periodi in cui l’emissione è più significativa. Prima del campionamento è quindi necessario analizzare il ciclo produttivo, individuare le sorgenti puntuali, areali o diffuse e verificare portate, temperatura, umidità e variabilità temporale. Il piano deve stabilire numero dei campioni, durata dei prelievi, eventuale pre-diluizione e condizioni operative da registrare.
L’analisi può servire anche a collaudare un intervento di mitigazione. Il confronto tra dati raccolti prima e dopo l’installazione permette di misurarne l’efficacia, individuare criticità residue e programmare controlli periodici. Il monitoraggio diventa così uno strumento di gestione del processo. La concentrazione misurata alla sorgente non coincide automaticamente con la molestia percepita all’esterno, che dipende anche da frequenza e durata degli eventi, condizioni meteorologiche, distanza e caratteristiche dei recettori.
Quali sono gli strumenti per il monitoraggio delle emissioni odorigene
Il primo strumento è un piano di campionamento costruito sulla tipologia di sorgente. Le emissioni convogliate vengono prelevate nei condotti, mentre biofiltri, vasche, cumuli o edifici richiedono cappe statiche, camere di flusso o wind tunnel. Sacche e linee devono essere realizzate con materiali poco permeabili e privi di odori interferenti.
In laboratorio l’olfattometro diluisce il campione con aria neutra e presenta, con diluizioni decrescenti, le diverse concentrazioni al panel. Gli esaminatori vengono selezionati e controllati periodicamente per mantenere la sensibilità entro gli intervalli previsti dalla norma. Anche temperatura, umidità, pulizia della camera e tracciabilità incidono sulla qualità del risultato.
L’olfattometria dinamica può essere affiancata da tecniche chimiche, come gascromatografia e spettrometria di massa, quando è necessario individuare le sostanze responsabili. L’analisi chimica è utile anche per verificare composti specifici o scegliere il trattamento più adatto.
Per il controllo continuativo possono essere impiegati sistemi automatici IOMS, addestrati a riconoscere impronte associate a determinate condizioni emissive. Non sostituiscono la prova olfattometrica, ma possono rilevare variazioni, segnalare anomalie e supportare la gestione operativa.
La valutazione dell’impatto può infine comprendere modelli di dispersione atmosferica, field inspection con panel addestrati e raccolta strutturata delle segnalazioni. Nessun metodo descrive da solo l’intero fenomeno: gli strumenti vanno scelti in funzione della sorgente, del territorio, dell’obiettivo e del quadro autorizzativo.