Pacchetto Omnibus I

(Direttiva UE 2026/470)

03/03/2026

Tempo di lettura: 2min

Pubblicazione in GUUE: 26 febbraio 2026

Entrata in vigore: 18 marzo 2026

 

Omnibus I è legge: sostenibilità più “mirata”, meno burocrazia

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea della Direttiva (UE) 2026/470 (“Pacchetto Omnibus I”), l’UE chiude il processo legislativo e apre la fase operativa per imprese e Stati membri: l’obiettivo è semplificare gli obblighi di rendicontazione e due diligence di sostenibilità, riducendo oneri amministrativi e rendendo le regole più proporzionate, senza cambiare la direzione di marcia su transizione e competitività.

 

Cosa cambia in sintesi

1) CSRD – Rendicontazione di sostenibilità: dentro solo i “grandi”

L’obbligo viene ristretto alle imprese (e gruppi) che superano entrambe queste soglie:

  • oltre 1.000 dipendenti
  • oltre 450 milioni € di ricavi netti

 

Per i gruppi extra-UE, il perimetro è reso più selettivo: conta il fatturato generato nell’UE, con soglia principale a > 450 milioni €, e una soglia dedicata per succursali/controllate UE a > 200 milioni €.

 

In parallelo è prevista una revisione “snellente” degli ESRS, con riduzione degli elementi meno rilevanti e maggiore chiarezza sull’applicazione della materialità.

 

 

2) Catena del valore: stop alle richieste infinite verso PMI e mid-cap

Per le imprese nella catena del valore con fino a 1.000 dipendenti viene introdotta una tutela netta:

  • chi rendiconta non può chiedere informazioni oltre un set “standard” volontario;
  • l’impresa “protetta” può rifiutare richieste eccedenti.

 

Il riferimento operativo saranno i principi di rendicontazione volontaria (base VSME/EFRAG), che dovranno essere adottati entro luglio 2026.

 

 

3) CSDDD (CS3D) – Due diligence: campo ristretto ai “giganti”

La due diligence di sostenibilità si applica alle grandi imprese con:

  • oltre 5.000 dipendenti
  • oltre 1,5 miliardi € di fatturato netto mondiale

 

L’approccio diventa più risk-based e proporzionato: focus sulle aree della catena di attività dove gli impatti negativi sono più probabili e più gravi, e maggiore utilizzo di informazioni ragionevolmente disponibili (meno effetto cascata sui fornitori).

Sul fronte responsabilità e enforcement:

  • viene eliminato un regime UE uniforme di responsabilità civile (resta la disciplina nazionale);
  • le sanzioni vengono inquadrate con un tetto massimo al 3% del fatturato netto mondiale.

 

 

Date chiave

  • 26 febbraio 2026: pubblicazione in GUUE
  • 18 marzo 2026: entrata in vigore (20 giorni dopo la pubblicazione)
  • entro 19 marzo 2027: recepimento nazionale delle modifiche CSRD
  • entro 26 luglio 2028: recepimento nazionale CSDDD
  • dal 26 luglio 2029: applicazione CSDDD

 

 

Cosa fare adesso (operativamente)

  1. Verificare il perimetro: soglie dipendenti/ricavi per capire se la CSRD resta un obbligo pieno o se diventa soprattutto un tema “di filiera”.
  2. Rimettere mano alle richieste ai fornitori: questionari e data request vanno riallineati al set volontario, altrimenti si genera attrito inutile e dati poco comparabili.
  3. Impostare un modello dati “leggero ma difendibile”: anche fuori-scope, la domanda di informazioni ESG non sparisce (clienti, banche, gare), ma deve diventare più standardizzata e gestibile.

 

Infine specifichiamo che gli standard di rendicontazione volontari delle imprese (i c.d. “voluntary standards”), saranno rilasciati dalla Commissione Europea entro 4 mesi dall’entrata in vigore della Direttiva ma, nel frattempo, le imprese potranno limitarsi a fornire le informazioni previste dalla Raccomandazione (UE) 2025/1710 della Commissione Europea e dagli standards VSME di rendicontazione di EFRAG.

 

 

Per ulteriori approfondimenti e/o chiarimenti, rimane a disposizione il Settore Sostenibilità di Alfa Solutions al numero 0522 550905

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