Registrazione avvenuta con successo!
Registrazione avvenuta con successo!
Cosa sono i PFAS e come si monitorano nelle acque potabili
In sintesi
I PFAS sono contaminanti emergenti persistenti, i cosiddetti forever chemicals, ovvero composti di sintesi capaci di accumularsi nell'organismo e di raggiungere le falde acquifere anche a distanza di anni dal rilascio. La Direttiva (UE) 2020/2184 e il D.Lgs. 18/2023, che la recepisce, hanno introdotto per la prima volta limiti specifici per i PFAS nelle acque potabili, mentre le più recenti valutazioni tossicologiche dello IARC ne confermano i rischi per la salute.
Cosa sono i PFAS e perché possono essere presenti nelle acque
Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono composti organici di sintesi, prodotti dagli anni '40, caratterizzati da una catena alchilica fluorurata che conferisce repellenza all'acqua e ai grassi, stabilità chimica e resistenza alla degradazione. Sono impiegate in rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabili e schiume antincendio. I più diffusi nei campioni ambientali sono l'acido perfluoroottanoico (PFOA) e l'acido perfluoroottansolfonico (PFOS).
La loro persistenza ed elevata mobilità in acqua ne favoriscono la diffusione dagli scarichi industriali verso i corpi idrici superficiali e le falde sotterranee. Il fenomeno non è marginale: l'indagine Greenpeace "Acque senza veleni" (settembre-ottobre 2024, 260 campioni in 235 comuni di tutte le regioni italiane) ha rilevato tracce di almeno un PFAS, tra i 58 monitorati, nel 79% dei campioni di acqua potabile analizzati, con il PFOA come sostanza più diffusa (47% dei campioni). Il Veneto risulta la regione più colpita, con 19 campioni positivi su 20.
Come si analizzano i PFAS nelle acque potabili
Rilevare i PFAS nell'acqua potabile significa misurare concentrazioni dell'ordine dei nanogrammi per litro. Il metodo utilizzato in laboratorio fa riferimento alla UNI EN 17892:2024 e prevede due passaggi.
Il metodo consente limiti di quantificazione compresi tra 0,5 e 2,5 ng/L. Il D.Lgs. n. 105 del 19 giugno 2025 fissa 0,10 µg/L per la Somma di PFAS e 0,02 µg/L per la Somma di 4 PFAS, ossia PFOS, PFNA, PFOA e PFHxS.
Perché il monitoraggio dei PFAS è importante per la qualità dell'acqua
L'attenzione verso il monitoraggio dei PFAS è sostenuta da evidenze tossicologiche sempre più solide. Nel febbraio 2025 lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato il PFOA come cancerogeno per l'uomo (Gruppo 1) e il PFOS come possibile cancerogeno (Gruppo 2B). L'EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) fissa un'assunzione settimanale tollerabile di 8 ng/kg di peso corporeo, individuando nel sistema immunitario il primo bersaglio dell'esposizione. Il monitoraggio previsto dal D.Lgs. 18/2023 è lo strumento con cui gestori idrici ed enti di controllo verificano che le acque distribuite restino entro i limiti di sicurezza.
Per i gestori del servizio idrico e per le imprese che impiegano PFAS nei propri cicli produttivi, integrare controlli periodici nei piani di monitoraggio significa individuare per tempo eventuali criticità, prima che si traducano in superamenti e interventi correttivi più onerosi.